Due report usciti a distanza di poche ore descrivono la stessa brutta tendenza: il costo della memoria sta diventando un problema strutturale per gli smartphone. Non parliamo solo dei telefoni premium da vetrina, ma anche dei modelli che di solito tengono in piedi il mercato di massa. Quando RAM e storage salgono di prezzo in modo rapido, il conto non lo paga il produttore in silenzio: prima o poi finisce sul listino.
Il quadro raccontato da 9to5Google parte dai dati Counterpoint Research su DRAM e NAND, che nel secondo trimestre 2026 continuano a salire. Il punto più delicato è che gli entry-level sono i più esposti: un telefono sotto i 200 dollari con 6GB di LPDDR4X e 128GB di eMMC può arrivare ad assorbire da solo il 43% del costo totale dei componenti. In pratica, la memoria smette di essere una voce tecnica e diventa il cuore dell’economia del dispositivo.
Anche la fascia alta non è al riparo. Secondo la stessa analisi, un flagship con 16GB di LPDDR5X e 512GB di UFS 4.1 potrebbe vedere il BOM crescere di 100-150 dollari nel solo Q2 2026. Android Authority aggiunge un altro tassello: un dirigente Xiaomi, Lu Weibing, ha spiegato che una configurazione da 12GB + 512GB è rincarata di circa 1.500 yuan, cioè circa 218 dollari, in un anno. E la versione da 16GB + 1TB è messa ancora peggio. Tradotto: il collo di bottiglia non è più un dettaglio da foglio Excel, ma un fattore che può decidere il prezzo finale di uno smartphone.
La conseguenza più probabile è piuttosto semplice, anche se per gli appassionati è irritante: meno spazio per le offerte aggressive sui modelli economici, più pressione sui mid-range e una tendenza a ripulire la scheda tecnica da tutto ciò che non è considerato essenziale. Il risultato può essere un ecosistema Android più costoso, con meno margine per dispositivi davvero “entry-level” e più incentivi a vendere tagli di memoria inferiori o versioni con meno accessori in confezione. Il paradosso è che, mentre il software chiede più spazio, più RAM e più AI on-device, l’hardware di base diventa sempre più caro da assemblare.
Questo scenario pesa parecchio anche fuori dagli Stati Uniti. L’industria italiana è molto sensibile al prezzo: qui i telefoni si vendono spesso attraverso promozioni di operatori, catene retail e marketplace, quindi ogni aumento a monte viene assorbito con meno margine. Se i listini globali salgono, in Italia arrivano spesso più in fretta modelli con meno memoria, sconti meno generosi oppure un salto di prezzo che rende meno interessante il passaggio al nuovo dispositivo. Per chi compra nella fascia 200-500 euro, dove si concentra tanta domanda reale, qualche decina di euro in più può cambiare completamente la percezione di valore.
In più, questa dinamica potrebbe accelerare due tendenze già visibili: la crescita del mercato refurbished/ricondizionato e la maggiore durata del ciclo di vita degli smartphone. Se i prossimi Android diventano davvero più cari, l’utente medio italiano probabilmente terrà il telefono un anno in più, oppure punterà su modelli con meno pretese ma meglio scontati. Non è una rivoluzione epocale. È più il classico rincaro lento che ti si infila in tasca e poi, un giorno, scopri che il “solito” telefono costa come un piccolo miracolo contabile.
Perché è importante per l’Italia
Per il pubblico italiano il tema conta per tre motivi molto concreti: i prezzi al consumo sono già sensibili, il mercato è fortemente promozionale e la fascia media è quella più affollata. Se RAM e storage restano cari, i modelli Android venduti in Italia potrebbero arrivare con meno memoria, con un prezzo più alto o con entrambe le cose. E quando il listino sale, la differenza tra un acquisto sensato e un acquisto da “forse aspetto i saldi” diventa enorme.
Un altro effetto collaterale riguarda il valore percepito dei telefoni vecchi. Se i nuovi costano di più, il ricondizionato diventa improvvisamente più interessante: non per romanticismo tecnologico, ma perché il portafoglio fa più rumore della pubblicità.
In breve
- DRAM e NAND restano in forte tensione e stanno alzando il costo dei componenti.
- Gli smartphone economici sono i più esposti, ma anche i flagship rischiano aumenti seri.
- Le aziende potrebbero tagliare specifiche non essenziali o alzare i prezzi finali.
- Per l’Italia il rischio è concreto: meno offerte aggressive e più valore per il ricondizionato.