Passare da un assistente AI a un altro è sempre stato un’operazione scomoda: si perde tutta la memoria accumulata, le preferenze salvate, lo storico delle conversazioni. Google sembra aver deciso di risolvere il problema alla radice, almeno per chi vuole migrare verso Gemini.
Analizzando la versione 17.11.54.sa.arm64 dell’app Google, i ricercatori di Android Authority hanno individuato due nuove opzioni in fase di sviluppo: Import memory e Import chats. Le funzionalità non sono ancora disponibili al pubblico, ma il codice rivela come funzioneranno.
Come funziona l’importazione della memoria
La prima opzione, Import memory to Gemini, permette di trasferire le informazioni che un altro chatbot conosce di te. Il meccanismo è ingegnoso nella sua semplicità: Gemini genera un prompt da incollare nell’altro servizio (ad esempio ChatGPT), il quale risponde con un riepilogo di ciò che sa sull’utente. Quella risposta viene poi incollata nella pagina di importazione di Gemini, che la memorizza automaticamente nel proprio sistema.
In sostanza, si usa il chatbot di partenza come “archivio” della propria identità digitale, e Gemini la legge e adotta come propria. È un approccio pragmatico: non richiede API, accordi tra aziende o formati di esportazione condivisi.
Import chats: lo storico delle conversazioni
La seconda funzione riguarda l’importazione delle conversazioni. L’utente dovrà scaricare le proprie chat dall’altro servizio AI, comprimerle in un file ZIP (massimo 5 GB) e caricarle su Gemini. Quest’ultimo elaborerà il file e renderà accessibile lo storico.
La funzionalità di importazione chat era già stata segnalata da TestingCatalog a febbraio; ora Android Authority ha aggiunto i dettagli sul limite di dimensione del file e il flusso completo.
Il contesto: la guerra dei chatbot nel 2026
Google Gemini (ex Bard) ha guadagnato terreno significativo rispetto a ChatGPT negli ultimi mesi, ma molti utenti sono rimasti fedeli al chatbot di OpenAI semplicemente perché “non conviene ricominciare da zero”. Questa mossa di Google rimuove uno dei principali ostacoli al cambio.
Android Police sottolinea come la funzione rappresenti un segnale importante: Google non si limita più a competere sulla qualità del modello, ma inizia a competere anche sulla comodità del passaggio. Un approccio simile a quello adottato nel tempo da Gmail o da Chrome per attrarre utenti da altri ecosistemi.
Non è ancora chiaro quando le funzioni verranno rilasciate ufficialmente, ma la presenza nel codice suggerisce un lancio imminente.