Google ha appena rivendicato un nuovo record di velocità per Chrome: Speedometer 3.1 a 61 e JetStream 3 a 469, con un miglioramento dichiarato del 5% sul primo benchmark e del 10% sul secondo dall’inizio dell’anno. La notizia è fresca e interessante, ma va letta con metodo: quei numeri sono stati misurati su un MacBook Pro M5, non sul telefono Android che hai in tasca.
Il punto pratico per AndroidLab è questo: Chrome può essere davvero più reattivo anche su Android, perché molte ottimizzazioni riguardano V8, WebAssembly e Blink, cioè pezzi del motore che contano anche quando apri web app, siti pesanti, gestionali, pagine piene di script o servizi Google dal telefono. Però un benchmark desktop non autorizza la solita liturgia “aggiorna e sarà tutto fulmineo”. Su Android entrano in gioco SoC, RAM, temperatura, risparmio energetico, WebView, estensioni assenti ma siti spesso peggiori, e quella meravigliosa categoria teologica chiamata “tab lasciate aperte da mesi”.
Prima verifica: versione di Chrome e WebView
Parti dal controllo più banale e più utile. Apri Chrome, tocca il menu a tre puntini, vai su Impostazioni > Informazioni su Chrome e verifica che l’app sia aggiornata. Poi apri il Play Store e cerca anche Android System WebView: molte app Android mostrano contenuti web usando WebView, quindi un miglioramento del motore può farsi sentire fuori dal browser vero e proprio.
Se Chrome non compare tra gli aggiornamenti disponibili, non significa automaticamente che sei fermo: alcune app Google vengono aggiornate in modo graduale o non appaiono sempre nella coda principale del Play Store. Cerca manualmente la scheda dell’app, controlla il numero di versione e riavvia il telefono se hai appena installato aggiornamenti di sistema o Play services. Sì, il riavvio è ancora una tecnologia sottovalutata; pare brutto dirlo nel 2026, ma funziona.
Come misurare senza raccontarsela
Se vuoi capire se Chrome Android è migliorato sul tuo dispositivo, non fare un test una sola volta mentre il telefono è caldo, in carica, con trenta app in background e la rete ballerina. Usa una procedura ripetibile: carica il telefono oltre il 50%, disattiva il risparmio energetico, chiudi le app recenti, lascia raffreddare il dispositivo per qualche minuto e usa sempre la stessa connessione Wi-Fi.
Puoi usare benchmark pubblici come Speedometer o JetStream dal browser, ma vanno interpretati come strumenti comparativi, non come oracoli. Fai tre passaggi, scarta il risultato più strano e confronta la media con un test fatto dopo l’aggiornamento. Se vuoi una prova più vicina all’uso reale, scegli tre siti pesanti che apri spesso, svuota solo la cache del sito se serve, cronometra il tempo fino alla piena interattività e annota eventuali scatti nello scroll. Poco romantico, molto più utile.
Cosa controllare se Chrome resta lento
Se dopo l’aggiornamento Chrome continua a sembrare inchiodato, guarda prima lo stato del telefono. In Impostazioni > Batteria controlla se Chrome è limitato in background o se il sistema sta applicando modalità aggressive di risparmio energetico. In Impostazioni > App > Chrome verifica spazio occupato, cache e permessi. Cancellare tutta la cronologia è una misura nucleare: prova prima con cache e dati dei singoli siti problematici.
Il secondo controllo riguarda le tab. Chrome su Android gestisce bene molte pagine, ma non fa miracoli se ogni tab contiene framework, video, annunci e script di tracciamento. Chiudi i gruppi inutili, disattiva pre-caricamenti troppo aggressivi se consumano dati o batteria, e prova la modalità Lite solo se disponibile nella tua configurazione. Se il problema riguarda un’app specifica che apre pagine interne, aggiorna WebView e non solo Chrome.
Cosa cambia davvero
La parte interessante del lavoro descritto da Google non è il trofeo “Chrome batte tutti sul Mac”. È il tipo di intervento: percorsi veloci per operazioni JavaScript comuni, ottimizzazioni su async/await, miglioramenti per BigInt, WebAssembly, DOM, CSS e rendering SVG. Tradotto per chi usa Android: le web app pesanti dovrebbero sprecare meno tempo in operazioni ripetitive e mostrare meno attrito nelle interazioni quotidiane.
Il limite è altrettanto chiaro. Un sito pieno di pubblicità invasiva, script terzi e layout costruito con i piedi resterà pesante anche sul browser più ottimizzato del pianeta. Chrome può ridurre il costo del motore, non riscrivere il web al posto degli sviluppatori. Quindi il controllo serio non è “ho fatto 12 punti in più nel benchmark”, ma: il sito della banca si apre prima? Google Docs scrolla meglio? Il gestionale web non massacra più la batteria? Le pagine tornano indietro senza ricaricare tutto?
Per chi segue il filone Chrome su Android, questo si collega anche al tema dell’AI Mode nella ricerca: quando il browser diventa porta d’ingresso a servizi sempre più pesanti, ogni ottimizzazione conta, ma va verificata sul dispositivo reale. Ne abbiamo parlato nella guida su Chrome e AI Mode: cosa controllare se la ricerca Google diventa una chat.
Checklist rapida
- Aggiorna Chrome dal Play Store e controlla manualmente la scheda dell’app.
- Aggiorna anche Android System WebView, soprattutto se il problema riguarda app con pagine integrate.
- Misura le prestazioni con telefono freddo, batteria sopra il 50% e stessa rete Wi-Fi.
- Ripeti i benchmark almeno tre volte e confronta medie, non singoli numeri fortunati.
- Se Chrome resta lento, controlla cache dei siti, gruppi di tab, risparmio energetico e spazio libero.
- Considera i record Google come indicatore tecnico, non come garanzia assoluta sul tuo smartphone.
In breve
- Google dichiara nuovi record Chrome su Speedometer 3.1 e JetStream 3.
- I test ufficiali sono desktop, quindi su Android bisogna verificare caso per caso.
- Le ottimizzazioni toccano JavaScript, WebAssembly e Blink: aree importanti anche per Chrome Android.
- Il controllo pratico passa da versione app, WebView, cache, tab aperte e risparmio energetico.
- Un benchmark serve solo se lo ripeti con metodo e lo confronti con l’uso reale.