Google ha deciso di intervenire su una delle pratiche più irritanti del web moderno: il back button hijacking, cioè i siti che impediscono di uscire davvero con il tasto Indietro e ti rimbalzano dentro una sequenza di pagine-trappola. Ars Technica ha raccontato che la stretta entrerà in vigore il 15 giugno, mentre Help Net Security ha confermato la nuova direzione con un taglio più security-oriented.
La cosa interessante, però, non è solo la sanzione contro i siti scorretti. È il messaggio di fondo: Google sta dicendo che l’esperienza di navigazione deve tornare prevedibile. Su Chrome su Android, dove il back button è un gesto quasi automatico, questa roba pesa molto più che su desktop. Se il browser capisce che una pagina sta manipolando il flusso di uscita, può trattarla come comportamento abusivo e non come semplice “ottimizzazione” aggressiva.
In pratica, Google prova a chiudere una zona grigia che per anni è stata usata per trattenere traffico, spingere click accidentali, allungare sessioni e mascherare pubblicità o redirect poco puliti. Il punto non è solo punire i casi più beceri, ma alzare il costo di un pattern che si è normalizzato troppo. E quando una piattaforma dominante cambia le regole, il resto del web si adegua in fretta, spesso con una certa dose di pianto e gnashing of teeth digitale.
Per chi vive di SEO pulita o di prodotto fatto bene, la notizia non è affatto negativa. Una regola più severa contro i trucchi da trappola premia chi costruisce pagine leggibili, uscite chiare e percorsi trasparenti. Per gli utenti, invece, significa meno frizioni e meno schermate che trasformano un gesto banalissimo in una mini-guerra di logiche nascoste. Non è glamour, ma è uno di quei cambiamenti che rendono il web più usabile senza chiedere applausi.
C’è anche un sottotesto molto Android. Se Google irrigidisce il comportamento atteso del browser, la pressione arriva indirettamente pure su app e WebView che vivono dentro il mondo mobile. Ed è qui che il tema diventa concreto: su smartphone il back button non è un dettaglio di interfaccia, è una delle fondamenta dell’uso quotidiano. Toccarlo male vuol dire irritare chiunque apra notizie, negozi, comparatori, voli, assicurazioni o qualunque sito pieno di furbate.
Se vuoi leggere il quadro più ampio su come Google sta riassegnando i pezzi del suo ecosistema, c’è anche il nostro pezzo su Google I/O 2026 e la roadmap di Android 17, dove si vede bene che Chrome, AI e Android stanno andando sempre più nella stessa direzione.
Perché è importante per l’Italia
Per il pubblico italiano conta soprattutto perché molte delle esperienze web più frustranti passano da smartphone: news, e-commerce, prenotazioni, comparatori, banche e servizi pubblici o quasi pubblici. Se Google alza la guardia contro i siti-trappola, anche i gestori italiani avranno meno spazio per gli escamotage che fanno perdere tempo e fiducia. In un mercato dove il mobile è spesso il canale principale, una navigazione più pulita vale quasi quanto un nuovo servizio.
In breve
- Google vuole fermare il back button hijacking.
- La stretta dovrebbe entrare in vigore il 15 giugno.
- Su Chrome su Android l’impatto pratico sarà forte.
- Vengono penalizzati i siti che trattengono l’utente con trucchi e redirect abusivi.
- Il cambiamento favorisce navigazione più chiara e meno frizioni.
- Ars Technica, 14 aprile 2026
- Help Net Security, 14 aprile 2026
